Galleria

L’attenzione nella Sindrome di Down

Ci sono due problemi fondamentali che rendono difficile poter dare una definizione esaustiva dell’attenzione:

 –          la sua relazione con la coscienza, non sempre, infatti, può essere considerata un  comportamento consapevole;

 –          la sua relazione con l’arousal e con la loro localizzazione nel cervello.

Generalmente, con il termine attenzione, ci si riferisce alla capacità di selezionare gli stimoli e di mettere in azione i meccanismi che provvedono ad immagazzinare le informazioni nei depositi della MBT e della MLT, con conseguenze sull’efficienza nei compiti che richiedono “vigilanza”. L’attenzione implica concentrazione e selettività. A volte siamo perfettamente certi degli oggetti e dei pensieri che ci circondano, altre invece sembrano scomparire. Le fluttuazioni dell’attenzione, si verificano per tutto il tempo in cui noi stiamo svegli (Das, Naglieri,  & Kirby, 1994).

L’attenzione può essere guidata dalle intenzioni individuali, dagli obiettivi e dalle strategie piuttosto che dalle caratteristiche fisiche dello stimolo (Karatekin, 2004). In termini neuropsicologici il concetto di arousal e di attenzione sono strettamente connessi. Secondo Lurija (1966), l’arousal è una funzione del primo blocco del cervello, cioè un’unità che regola il livello dell’attività sia del corpo che della mente. Questa unità include delle strutture subcorticali, come la formazione reticolare e il talamo, e interagisce con i lobi frontali molto più che con tutte le altre aree del cervello.

Ci sono tre differenti fonti che influenzano quest’attivazione:

1)      il processo metabolico dell’individuo regolato dall’ipotalamo, che si differenzia nelle persone;

2)      l’orientamento della risposta agli stimoli che arrivano dall’esterno, quando questi stimoli possono essere insoliti, intensi e confusi;

3)      le fonti interne allo stimolo, come le intenzioni, le pianificazioni e altri pensieri che sono regolati dal lobo frontale.

Di queste tre fonti, la seconda e la terza sono le più correlate all’attenzione.

 

Che cosa si può concludere sulla relazione tra attenzione ed arousal?

L’arousal, è uno stato di attivazione che può variare di intensità, per esempio, l’eccitazione è elevata quando dobbiamo risolvere un problema difficile, è uno stato di allerta generale, non specifico; l’attenzione, invece, è specifica. Noi prestiamo attenzione a qualcosa in particolare, mentre possiamo essere generalmente in allerta (Lurija, 1966).

 Sebbene non sia così facile separare l’arousal dall’attenzione, è possibile dire che l’arousal è localizzabile nell’area subcorticale, mentre l’attenzione è anche parzialmente controllata dalla corteccia, specialmente dal lobo frontale.

Dalla prospettiva delle teorie sul processamento dell’informazione, un evento è rilevante, solamente se è insolito o se gli è stato dato un significato, un’importanza particolare. Ci sono molti determinanti dell’attenzione, alcuni segnali ad esempio, diventano importanti, in funzione di una predisposizione genetica o di uno stato di bisogno dell’individuo (Lurija, 1966).

Una teoria molto importante che ci consente di comprendere il funzionamento dell’attenzione è la Teoria del Filtro di Broadbent (1958).

L’autore presuppone che la capacità processuale di un individuo sia limitata, cioè sarebbe in grado di processare soltanto una minima parte delle risorse che gli vengono presentate. Per prevenire una sovraesposizione delle informazioni che un soggetto riceve, si rende necessaria la selezione.

Broadbent propone l’esistenza di un filtro che permetterebbe il passaggio di un’informazione se questa è più significativa o se è necessaria ad un individuo in un dato momento, anziché il transito di informazioni disconnesse che entrano in competizione tra loro. Broadbent afferma infatti che si possono notare almeno due passaggi nella selezione percettiva:

  1. le informazioni arrivano dal nostro ambiente sensoriale e vengono  impacchettate in differenti segmenti e possono conseguentemente essere rifiutate o prese in considerazione;
  2. un’informazione più chiara e dettagliata è posta sotto verifica.

In seguito Broadbent (1984) ha collocato l’attenzione, la memoria e la percezione sotto un unico contesto teorico, ovvero:

  • l’attenzione, non implica un percorso che si verifica in modo passivo dalla sensorietà ad un processo centrale, ma ci sarebbe una sorta di interazione. In altre parole, l’informazione non procede semplicemente da un input ad un output;
  • il processo, è influenzato dal contesto nel quale l’informazione si presenta, come lo stato emotivo, le abitudini, le attitudini e le strategie che adotta l’individuo nel processare le informazioni. Ciascuno di questi fattori, è estrinseco allo stimolo stesso perché  i fattori esistono nel regno sociale e personale dell’individuo. Ad esempio, i soggetti con disabilità di apprendimento o iperattivi possono avere capacità limitate in alcune aree cognitive a causa di uno o più di questi 3 contesti (emozionale, attitudinale e strategico).

Un elevato arousal può essere sperimentato dai bambini con RM o da bambini che hanno altri disturbi cognitivi, anche durante l’esecuzione di compiti molto semplici da svolgere e questo può creare un senso di ansia e di paura (Das et al., 1994). Questa considerazione, permette di affiancare ai concetti di attenzione e eccitamento, quello di sforzo. Un carico cognitivo consistente, creato dal compito che si deve svolgere, può impedire lo sforzo in soggetti con DI;  strategie come la  ripetizione sono necessarie  per loro, ma allo stesso tempo producono uno sforzo maggiore e dei cambiamenti fisiologici concomitanti come l’accelerazione del battito cardiaco. Più grande è l’arousal, durante l’esecuzione di un compito difficile e peggiori sono le performance ottenute (Das et al.,1994).

Esistono diverse forme di attenzione: l’attenzione sostenuta e l’attenzione selettiva.

  1. L’attenzione sostenuta implica la concentrazione su un’unica fonte di informazione, per un periodo di tempo ininterrotto; se questa è interessante e tende ad assorbirci, allora l’attenzione è facilmente sostenuta per tutto il tempo, se questa è monotona o poco interessante, l’attenzione non può essere protratta per un tempo più lungo (Das et al., 1994). Questa forma di attenzione è anche definita vigilanza; un decrescimento in test di vigilanza, è attribuibile ad un aumento della sensibilità e dell’ emotività dell’individuo oppure ad un mutamento del criterio che adotta l’individuo, per decidere quale sia l’obiettivo o il segnale da prendere in considerazione;
  1. L’attenzione selettiva può essere focalizzata o divisa:

–         quando è focalizzata, all’individuo viene richiesto di concentrarsi maggiormente su una determinata fonte, o su uno specifico tipo di informazione e di escludere tutte le altre;

–         nell’attenzione suddivisa in più parti, l’individuo divide il suo tempo tra due o più fonti o due o più tipi di informazioni o tra diverse operazioni mentali.  Il più comune metodo utilizzato nello studio di questa forma di attenzione è il compito di dual task (Karetekin, 2004).

Molte batterie vengono usate per misurare l’attenzione selettiva (cfr. ad  es.: il Test di Stroop), tutte analizzano la selettività, la resistenza alla distrazione e le strategie di cambiamento. L’attenzione selettiva, può essere guidata dai dati o dalla memoria.

 

Non c’è un’abilità generale che consente di focalizzare l’attenzione su uno stimolo o di suddividere l’attenzione tra uno stimolo e l’altro, sono fondamentali però due aspetti:

1)      il processo di selezione

2)      il dispendio di diversi gradi di sforzo mentale.

La conclusione degli studi attenzionali è quindi che l’attenzione e l’arousal vanno di pari passo, modulati dalle attività che si svolgono nelle varie aree del cervello.

Gli studi specifici, sui soggetti con SD, sono piuttosto scarsi e si sono rivolti soprattutto alla prima infanzia e sull’orientamento verso il volto materno; nell’ambito riguardante i bambini e i ragazzi con Trisoma 21 sono due i risultati più rilevanti:

1)      questi soggetti evidenziano una significativa distorsione nel porre attenzione alle forme globali, ovvero quando viene loro richiesto di nominare una forma locale in una condizione incongruente, spesso nominano erroneamente la forma grande o globale (Porter e Coltheart, 2006); questo suggerisce che l’attenzione locale e globale sono indipendenti e gli errori nell’attenzione locale e globale sono indipendenti da quelli nella percezione  (Porter et al., 2006);

2)      nella codifica delle strategie dai 5 agli 8 anni è implicato un processo complesso che coinvolge la maturazione dei processi attentivi e inibitori. In particolare, i codici visivi e verbali sarebbero disponibili fin dalla primissima età e rimarrebbero fruibili come strategie in età matura (Palmer, 2000).

Alla luce di quanto esposto l’attenzione è un processo trasversale al funzionamento degli altri processi cognitivi, in particolare è molto forte il legame che questa dimostra di avere con la memoria, soprattutto quella di lavoro.

Bibliografia

Broadbent, D.E. (1984). The maltese cross: A new simplistic model for memory. Behavioural and Brain Sciences, 7, 55-94.

Broadbent, D.E. (Eds.). (1958). Perception and communication.New York: Pergamon Press.

Das, J.P., Naglieri, J.A., & Kirby, J.R. (Eds.). (1994). Assessment of cognitive processes : The PASS theory of intelligence. Boston MA: Allyn & Bacon.

Karatekin, C., (2004). Development of attentional allocation in the dual task paradigm. International Journal of Psychology, 52, 7-21

Lurija, A.R. (Eds.). (1966) Human brain and psychological  processes. New York: Harper & Row

Palmer, S. (2000). Working memory: a developmental study of phonology recoding. Memory, 8, 179-193.

Porter, M.A, & Coltheart, M. (2006). Global e Local Processing in Williams Syndrome, Autism, and Down Syndrome: Perception, Attention and Construction. Developmental Neuropsychology, 30, 771-789.

Annunci
di Dr.ssa Delle Fave Alessandra Inviato su Articoli