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La psicologia architettonica: i musei

Domanda
Buongiorno gentili esperti di Vertici Network, sono una studendessa in Psicologia del lavoro. Devo iniziare la stesura della mia tesi che ha come argomento la psicologia architettonica, in particolare riferita agli ambienti di lavoro ai musei. Mi servirebbe un aiuto perché trovo difficoltà a reperire materiale aeguato. Grazie anticipatamente. Cordiali saluti.
Risposta
Cara Carola, la domanda che mi poni è specifica e francamente l’ambito di studio dei musei è piuttosto limitato, conseguentemente anche la possibilità di reperire materiale valido per la tua ricerca, comunque cercherò di fornirti degli elementi utili a tal fine.

La Psicologia Architettonica , come ben saprai, è quella parte di psicologia che si occupa di approfondire i legami tra l’assetto architettonico degli ambienti e il comportamento umano, nell’ottica che i luoghi non rappresentano slo un contenitore entro il quale si intessono i rapporti tra gli esseri umani, ma devono essere in grado di aiutare il funzionamento delle persone in termini di produttività, benessere e soddisfazione.

Il termine Psicologia Architettonica nasce allora intorno agli anni Settanta (nell’ambito della Psicologia Ambientale) per promuovere in primis l’interesse verso la progettazione di ambienti ospedalieri e residenziali. Questa esigenza trova le sue radici nell’insoddisfazione per la cosiddetta “progettazione egocentrica” rivolta a soddisfare l’architetto piuttosto che l’utenza stessa.

Secondo Baroni (1998) si sono a tal proposito sviluppate due posizioni:

Determinismo architettonico: gli aspetti fisici dell’ambiente possono determinare totalmente e direttamente il comportamento umano
Gli edifici non hanno alcuna influenza sugli uomini

Personalmente ti posso dire che la verità sta nel mezzo, ovvero l’ambiente può svolgere un ruolo importante nel condizionare il comportamento umano perchè crea un contesto ottimale per accogliere l’utente e per predisporslo, se progettato adeguatamente, ad un maggior benessere e quindi a renderlo più funzionale.

Gli ambiti di applicazione sono molteplici:

ambienti di cura
ambienti di lavoro
ambienti di vendita
ambienti educativi e di formazione
ambienti museali ed espositivi

Il museo, secondo la definizione dell’Icom (International Council of Museum, l’associazione internazionale che riunisce musei di tutto il mondo) è ” un’istituzione permanente, aperta al pubblico, senza fini di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, che svolge ricerche riguardanti le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, ne cura la comunicazione e, in particolare, le espone per fini di studio, di istruzione, di diletto”.

Si sviluppa così una disciplina chiamata Museologia che fornisce indicazioni e soluzioni possibili per la realizzazione di un museo che vada incontro all’utenza, deve quindi dare risposte ai bisogni nati dal rapporto tra museo e visitatori, è una disciplina quindi in continuo aggiornamento che deve seguire le esigenze che si trasformano con il passare del tempo.

Consideriamo ad esempio lo sviluppo delle nuove tecnologie, la nascita dei cosiddetti musei virtuali che attraverso immagini, luci e suoni favoriscono la fruizione dell’opera. Il visitatore non osserva semplicemente l’opera ma vi entra in contatto, cin interagisce.

Oggi quindi il museo viene considerato un valido luogo per poter apprendere grazie alla ricchezza di strumenti che vengono impiegati per favorire meglio l’acquisizione del materiale.
Su quest ultimo aspetto si focalizza attualmente la psicologia architettonica rivolta specificatamente al museo: gli effetti che questo può avere sull’apprendimento (Bitgood, 2002). Per approfondire l’argomento ti consiglio di leggere il capitolo 8 del libro di Bonaiuto, Bilotta, Fornara, Che cos’è la psicologia architettonica, che descrive gli ambienti museali ed espositivi focalizzandosi sull’organizzazione dell’ingresso, delle aree espositive, delle aree ricreative, e accenna alla nascita dei musei virtuali e delle tecnologie multimediali.

Le attività che si svolgono all’interno di un museo sono finalizzate alla conservazione degli oggetti che verranno esposti, cercando di assicurare la possibilità a tutti i cittadini di visitare il museo garantendo la massima soddisfazione personale. L’ordinamento e l’allestimento delle sale rappresenta lo strumento per raccontare una storia attraverso gli oggetti. Le modalità di allestimento (gestione degli spazi, illuminazione, colore delle pareti, apparati didattici e di comunicazione, collocazione delle opere) si sono con il tempo modificate e oggi vengono considerate fondamentali per assicurare il benessere e la soddisfazione del visitatore.
La cura e la gestione delle collezioni comporta la presenza di numerose professionalità che svolgono vari ruoli all’interno del museo. Generalmente il pubblico viene a contatto esclusivamente con custodi, addetti all’accoglienza, operatori didattici, ma altri professionisti presenti sono il direttore, il curatore, il restauratore, il catalogatore e il responsabile dei servizi educativi. Accanto a queste figure essenziali per il funzionamento del museo possono coesistere altre professionalità come il bibliotecario, l’archivista, l’addetto alle riproduzioni fotografiche, l’architetto, il grafico a cui – in tempi più recenti – si sono aggiunti l’addetto al marketing e lo psicologo architettonico.

Ti consiglio di consultare i seguenti link, dove potresti trovare informazioni utili per la tua tesi:

Art. di Mori
Musei.net
Ecomuseo: verso una nuova Museologia
La psicologia al servizio della fruizione museale

Ti fornisco infine alcuni articoli e libri specifici sui musei e sulla loro gestione e sull’importanza degli utenti che frequentano tale ambiente:

Baldin, L. (2001). Il Museo dalla parte del visitatore. Atti della IV° Conferenza Regionale dei Musei del Veneto. Edizioni Canova.
Baroni, M.R. (1998). Psicologia ambientale, il Mulino, Bologna.
Bitgood, S.C. (2002). Environmental psychology in museums, zoos, and other exhibition centers, in R.B.Bechtel, A. Churchman (eds.) Handbook of Eenvironmental psychology, Wiley, New York, pp. 461-80.
Bodo, S. (2000). Il museo relazionale. Riflessioni ed esperienze europeee. Edizioni Fondazione Agnelli. Torino.
Boni, M. I., e Giorgieri, C. (1999). Il marketing culturale. In De Biase, F. et al., Il nuovo manuale delle professioni culturali. pp. 127-151. Torino, UTET libreria.
Bordieu P., e Darbel A. (1969). L’amore dell’arte. I musei d’arte europei e il loro pubblico. Firenze. Guaraldi.
Caves, R. E. (2001). L’industria della creatività. Economia delle attività artistiche e culturali. Milano. ETAS.
Colbert, F. (2000). Marketing delle arti e della cultura. Milano. ETAS.
Compagna, A, Bucci, E., e Di Marco, S. (1998). I giovani e il museo. Indagine pilota sui visitatori dei Musei e aree archeologiche statali: guida alla lettura dei risultati.
Hooper-Greenhill, E. (1994). Museums and their visitors. London – New York. Routledge.
Kirchberg, V. (2000). Mystery visitors in museums: an underused and underestimated tool for testing visitor service, International Journal of Arts Management, 3(1)
Kotler, P., e Trias de Bes, F. (2004). Marketing laterale. Tecniche nuove per trovare idee rivoluzionarie XVII-154, brossura. Editore: Il Sole 24 Ore Libri
Moretti A. (1999). La Produzione Museale. Torino. Giappichelli Editore.
Moretti, A. (2001). Strategia e marketing delle organizzazioni culturali. Casi e materiali didattici. Milano. Franco Angeli.
Nantel, J.C.F. (1992) Positioning cultural art products in the market, Journal of Cultural Economics, 16(2), 63-71.
Sacchetti, L., e Carletti, C. (2002). I beni di prestigio: marketing e comunicazione . Editore ISU Università Cattolica.
Valdani, E. (1998). Il Marketing dell’arte: alcuni spunti di riflessione”. In Mattiacci, A., La gestione dei beni artistici e culturali nell’ottica del mercato. Milano. Guerini.
Zan, L. (1999). Conservazione e innovazione nei musei italiani. Milano. ETAS.
Risponde
Alessandra Delle Fave, Psicologa

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di Dr.ssa Delle Fave Alessandra Inviato su Articoli