Galleria

Le origini della psicologia collettiva

L’attenzione per il tema della folla che accomuna alla fine dell’Ottocento numerosi studiosi francesi e italiani è la conseguenza di un clima sociale e culturale in continua evoluzione. Il processo di industrializzazione aveva portato all’urbanizzazione, alla crescita demografica, al cambiamento delle condizioni sociali, a condizioni dure di lavoro, alla crscita di un movimento operaio in lotta. La protesta si esprime attraverso moti violenti: tumulti, saccheggi, …: Tutto ciò viene visto  con preoccupazione. Il clima di quegli anni sollecita un’interpretazione psicologica del problema, anche con una sensibilità tutta nuova e moderna nei confronti della trasformazione sociale. Taine nel suo “Les origines de la France contemporaine” (1876) aveva analizzato in termini psicologici la rivolta e gli omicidi collettivi avvenuti durante la rivoluzione francese; egli sarà un riferimento per i vari studiosi di psicologia collettiva. Studi di psichiatri (Charcot, Bernheim) sull’ipnotismo e la suggestione si diffusero negli ambienti culturali. La psicologia delle folle trovò la sua prima sistemazione teorica in due opere quasi contemporanee: “La folla delinquente” di Scipio Sighele (1891) e ” La psycologie des foules” di Gustave Le Bon (1892). Le 2 opere sono affini per argomento ma diverse poichè, la prima ha soprattutto un taglio giuridico l’altra, invece, sociologico. Nel 1921 fu dato alla stampa un libro di Freud “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” che, come i precedenti, analizza le motivazioni profonde che inducono gli individui a comportarsi in modo diverso da come si comporterebbero singolarmente. In Francia Tarde e Le Bon partirono da presupposti che comportano dipendenze dirette tra psiche collettiva e psiche individuale; erano stati influenzati da T.Ribot che aveva espresso due punti fondamentali:

1) Le forze psichiche operano a livello inconscio;

2) L’influenza dell’uomo sull’uomo si può sperimentare tramite ipnosi.

Tarde scopre le leggi della psicologia sociale distinguendo tra individuo e società, ma ponendoli in connessione tra loro. L’attenzione è rivolta sulla comunicazione interindividuale nella quale si riproducono imitativamente i modelli di comportamento che attraverso la suggestione vengono indotti mediante condizionamento ipnotico; questo presuppone un agnete creatore e un soggetto passivo ricevente. Tarde coglie con grande lungimiranza il rilievo che l’informazione mediatica andrà assumendo nell’età moderna nella capacità di condizionamento dell’opinione pubblica. La folla si rappresenta soprattutto attraverso il binomio pecora-lupo, la folla come “vulgus pecus” è passiva soprattutto nel male. Se eccitata la pecora può diventare lupo. Il lupo non è solo un’immagine letteraria,ha dimensioni umane, simboleggia l’istinto primordiale di uccidere. I postulati di Ribot vennero trasferiti da Le Bon nel campo della psicologia individuale a quella della psicologia comparata dei popoli. Egli dice che gli individui che si trovano raggruppati acquistano una sorta di anima collettiva. La massa psicologica è una creatura provvisoria; l’ individuo isolato differisce notevolmente quando è immerso in una massa. I nostri atti coscienti derivano da un substrato inconscio formato soprattutto da influenze ereditarie. Il substrato racchiude gli innumerevoli residu ancestrali che costituiscono l’anima della massa. Nella massa i modi di essere del singolo scompaiono e affiora l’inconscio razziale. Si formano così caratteristiche che in precedenza non c’erano e questo per tre fattori:

1) L’ individuo in massa ha un sentimento di potenza irriducibile (scompare il senso di responsabilità);

2) In una massa vi è un contagio mentale (l’individuo sacrifica il proprio interesse all’interesse collettivo);

3) Vi è la suggestionabilità di cui il contagio è soltanto l’effetto

Quindi i principali caratteri dell’individuo in massa sono:

1) L’annullamento della personalità cosciente;

2) Il predominio della personalità inconscia;

3) L’orientamento dei sentimenti della folla in un unico senso;

4) La tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite.

L’individuo non è più se stesso, ma un automa incapace d’essere guidato dalla propria volontà.

Le Bon afferma che l’uomo nella massa scende di parecchi gradini la scala della civiltà. La massa è impulsiva e governata dall’inconscio tanto da perdere anche l’interesse personale dell’autoconservazione, ha sentimenti semplici, ma esagerati e non conosce né dubbi né incertezze. Tutte le inibizioni scompaiono ed gli istinti crudeli, brutali e distruttivi si ridestano. L’anima delle masse può essere identificata con l’anima dei primitivi. Le masse hanno bisogno di illusioni, l’irreale ha la precedenza sul reale. Ogni qualvolta gli uomini si riuniscono, si pongono istintivamente sotto l’autorità di un capo che per suscitare fede nella massa deve a sua volta subire il fascino di una fede, di una grande idea. Questi capi hanno una potenza misteriosa che si chiama “prestigio” che può essere “acquisito” o “personale”, il primo deriva dal nome, dalla reputazione, il secondo è proprio di pochi e fa sì che quasi in virtù di una malia magnetica tutti obbediscano a costoro. Tarde sarà il grande maestro di Sighele, egli pensa che le sue teorie darebbero il massimo dei risultati se applicate all’esame della psicologia della folla. L’opera di Sighele, che nasce come opera giuridica, rappresentò una novità all’interno della scuola di diritto penale di Ferri. L’interesse dal delitto si sposta sulla figura del reo, si giudica non l’atto, ma la persona, diventa importante stabilire il grado di responsabilità o irresponsabilità dell’individuo.  Importanza notevole avranno le nuove scienze che studiano la psiche malata dell’uomo. Interessa lo studio del gruppo come agente di eversione. Lombroso e Laschi nel saggio ” Il delitto politico e le rivoluzioni” daranno una lettura nuova del sociale riferito al delitto politico. Il delinquere secondo Sighele si rafforza in virtù di più individui; quindi in un crimine verranno sottolineati gli aspetti collettivi. Le forme associative (sette, mafia e camorra) vengono considerate un pericolo nuovo. Sighele attribuisce a quel campo nuovo aperto da Ferri tra psicologia (individuale) e sociologia (società) il termine di psicologia collettiva. Sighele da un significato negativo all’aggregazione di individui. Il detto “Senatores bovi viri, senatus mala bestia” è un assioma vero Nel libro di Sighele vi è un sottile intreccio di modernità psicologiche e di immagini e simboli tradizionali. L’emergere della folla viene descritto come l’espressione di una natura distruttrice.Lo scenario della folla è la città, questa è un corpo percorso da arterie, ma è un corpo vissutonel male. La città con il suo ventre è un luogo immondo con fogne e fango che alimenta quanto di più bruto c’è nell’uomo. Anche Tarde paragona la città ad un corpo malato che può esplodere in foruncoli, febbri, epidemie. L’antropologia criminale ha elaborato un rapporto tra follia, crimine animalità. Anche il crimine ha una dimensione evolutiva e proprio nel mondo animale è possibile rintracciare le devianze comportamentali. Anche Freud in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” esprime lo stesso pessimismo affermando: ” E’ palesemente pericoloso opporsi ad essa e si è tranquilli se ci si adegua […] se si ulula con i lupi”. ” Nello stare insieme le inibizioni individuali cadono e ridestano gli istinti crudeli. Per l’impulso della suggestione però possono essere capaci di realizzazioni più alte”. Egli conserva la teoria dell’atavismo (Lombroso attribuiva al termine atavismo le condotte anomale a sfondo antisociale e criminale) che servirà ad equiparare come Sighele la folla all’orda primordiale. Viene così riprodotto il mito di un’umanità selvaggia che è il primo gradino di una storia fatta di evoluzioni e ricadute. Se nella folla l’uomo è lupo la donna è iena, simbolo della violenza al femminile. L’identità tra folla e donna trova la sua sistemazione teorica in Le Bon e Sighele giustificandole con coppie oppositive: razionalità maschile/irrazionalità femminile. Sighele ne”L’intelligenza della folla” scriverà che l’individuo è di fronte alla folla nella stessa condizione psicologica dell’amante dinanzi all’amata. Ne “La delinquenza settaria” svilupperà il concetto che il controllo della donna è possibile sulla valorizzazione del suo ruolo materno, ciò non è possibile farlo con la folla. E’ per lei che l’eroe lavora come l’uomo per la donna. L’ “Eva moderna” di Sighele è una donna che vuole emanciparsi. La donna è’ animale domabile purchè controllata nella sua sessualità.

 

La folla delinquente

Sighele introduce il suo pensiero sulla “folla delinquente” partendo dalla teoria di Spencer: “i caratteri dell’aggregato  sono determinate dai caratteri delle unità che lo compongono […]. Data la struttura degli individui con i loro istinti la comunità formata da questi individui presenterà dati caratteri, stesse strutture, stessi istinti”. Poi riprende G.Sergi “ Antropologia e scienze antropologiche” che dice: “La società è una roccia di sedimento formata lentamente pei detriti trasportati da una serie indefinita di esseri”. “L’individualità sociale – afferma Espinas – è parallela all’individualità umana”. Sighele pur mantenendo queste tesi arriva ad affermare che l’analogia tra le qualità dell’aggregato e quelle delle unità non è sempre vera. Esempi che lo confermano sono: i verdetti delle giurie ai processi, i giudizi delle commissioni artistiche,  scientifiche… I componenti delle suddette, individualmente darebbero giudizi diversi; non sempre gli agglomerati di uomini riproducono la psicologia dei singoli individui che li compongono. Il principio spenceriano viene quindi meno in alcuni contesti. Sighele enuncia ed analizza le ragioni per cui viene smentito l’assioma spenceriano:

  • I raggruppamenti sono disomogenei e inorganici;
  • Le unità dovrebbero avere un certo grado di rassomiglianza (omogeneità) es: una giuria di persone diverse non si comporterebbe come una giuria di periti
  • L’eterogeneità  rende impossibile la rispondenza tra i caratteri delle unità. Le unità devono essere simili, ma anche legate da un rapporto permanente ed organico.

Per gli aggregati omogenei – organici valgono le leggi della sociologia, più complesse, ma parallele a quelle della psicologia individuale. Per gli aggregati meno omogenei e meno organici valgono le leggi della psicologia collettiva.  Quindi la definizione di folla per Sighele è: aggregato di uomini per eccellenza eterogenei (diversità di età, sesso, classe, moralità e cultura) e inorganico perché si forma, senza accordo preso, istantaneamente. Punire un delitto di folla è difficile. La scuola penale classifica studiava il reato come ente giuridico. Se un delinquente agiva solo o in mezzo alla folla era sempre colpevole, senza attenuanti. La scuola positiva invece elevò invece a principio giuridico un valore: il reato commesso da una folla doveva essere giudicato diversamente da quello commesso da un solo individuo. L’avvocato Pugliese in “ Del delitto collettivo” sosteneva la semiresponsabilità per coloro che commettono un reato trascinati dall’impatto della folla e divide il delitto in due forme:

    1. delitto per tendenza congenita della collettività (mafia, camorra …)
    2. delitto per passione della collettività (delitti della folla).

Il primo è analogo al delitto di un delinquente nato (fattore antropologico), il secondo è analogo al delitto di un delinquente d’occasione (fattore sociale). Visto che la teoria di Pugliese non era sufficiente per i positivisti, Sighele esamina quali siano i sentimenti per i quali agisca la folla per poi pensare i mezzi per reprimere i delitti di folla. La folla non appena una scintilla di passione scoppia da uno di essi elettrizzerà tutti, la febbre di uno invaderà il cuore di tutti e tutti verranno colpiti dal contagio. Non c’è premeditazione nella folla, ma c’è unicità d’azione. Questa è determinata dall’ “anima della folla” che nasce dalla facoltà dell’imitazione che distrugge l’originalità e uniforma i caratteri. La tendenza ad imitare è la più forte della natura dell’uomo. Questa facoltà si centuplica in mezzo ad una moltitudine ove l’unità di tempo e di spazio si accelerano e rendono fulmineo lo scambio dell’impressione e dei sentimenti. Joly scriveva che “l’imitazione è un vero contagio”  e Sergi tenta di spiegare come il contagio morale abbia una base fisica: la psiche è un modo d’attività identica ad ogni altra attività organica. Anche la psiche entra in attività per stimoli ricevuti. La recettività è l’attitudine di ricevere le impressioni che vengono dal di fuori. La riflessione è l’attitudine di manifestare l’attività eccitata secondo le impressioni ricevute. Tutto ciò si chiama ricettività riflessiva della psiche. Sergi dice che l’imitazione di molti è come l’imitazione di uno solo (attraverso la suggestione). Il rapporto tra maestro e scolaro è la forma embrionale di quella suggestione che in seguito si stabilisce tra uno e moltissimi. L’esagerazione patologica del fenomeno sono le psicosi epidemiche. Legrand du Saulle descrive il delirio a due: l’ascendente di un pazzo su un individuo predisposto al contagio a mano a mano può portare alla follia a tre o quattro suoi parenti. Nella folla propaga emozione di paura o di collera. Espinas spiega dal punto di vista fisiologico la psicologia della folla. In tutto il regno della vita intelligente la rappresentazione di uno stato emozionale provoca la nascita di questo identico stato in colui che ne è testimone. Perché avviene un delitto di folla? C’è una disposizione primordiale, un furore istintivo che trova aiuto nella tendenza imitativa. Circostanze esteriori, agendo su facoltà virtuali, le fanno scoppiare. La vista del sangue fa nascere il desiderio di espanderne. Come dice Sergi gli strati ultimi e migliori del carattere restano eclissati di fronte agli strati medi che sono il patrimonio di tutti. Nella somma totale questi prevalgono e gli altri scompaiano. Nella folla si ha paura di essere chiamati vili. Un altro assumerà l’espressione d’ira, il gesto lo stesso e tutti nella folla avranno queste espressioni e anche dentro di loro veramente sentiranno l’ira. Tra gli individui si troveranno in condizione psicologica analoga a quella di chi fosse individualmente provocato, perciò il reato non sembrerà una barbarie, bensì una reazione. L’emozione crescerà in rapporto al numero delle persone che sentono quest’emozione. Ferri definisce il fenomeno dell’esaltazione progressiva come fermentazione psicologica. I lieviti di tutte le passioni saliranno dalle profondità della psiche. La numerosità degli elementi renderà la folla onnipotente. Quindi chi deve avere la responsabilità di un ordine comune nella folla? Tutta la folla deve essere responsabile.

Psicologia delle masse e analisi dell’io

Freud intraprende uno studio attento che muove le mosse dall’analisi che della folla fanno Sighele e Le Bon e precisamente parte proprio dalla critica alla psicologia delle folle di Le Bon. Condivide l’affermazione che gli individui acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di trasformarsi in massa. Tale anima li fa pensare ed agire n modo diverso e nella massa numerosa l’individuo prova un sentimento di potenza invincibile. Freud però crede che non sia necessario attribuire tanta importanza alla comparsa di caratteristiche nuove nella folla che non sono presenti nell’individuo; si potrebbe dire che insieme agli altri, l’uomo viene messo in condizione di sbarazzarsi delle rimozioni dei propri moti pulsionali inconsci. Quindi le caratteristiche che sembrano nuove sono invece espressione di tale inconscio. La coscienza morale e il senso di responsabilità vengono meno secondo Freud a causa dell’ “angoscia sociale”. Il concetto dell’inconscio di Le Bon, invece, contiene soprattutto le caratteristiche più profonde della psiche razziale cosa non considerata dalla psicanalisi individuale. Pur ammettendo che il nucleo dell’Io cui appartiene il “patrimonio ereditario arcaico” della psiche umana sia inconscio, egli fa un’ulteriore distinzione e parla di “inconscio rimosso” che ha origine da una parte di tale patrimonio ereditario. Freud evidenzia che ciò che Le Bon ha espresso a riguardo dell’inibizione collettiva,  dell’accrescersi dell’affettività nella massa era già stato formulato da Sighele; a Le Bon andava il merito di aver formulato solo le tesi riguardanti l’inconscio e il confronto con la vita psichica dei primitivi. Freud vuol porre l’accento sulla positività della massa che non è stata sottolineata abbastanza da altri autori. Egli non vuole trascurare come nella collettività esploda il fenomeno dell’entusiasmo che ha consentito imprese gloriose. Pur accettando le idee di Sighele e di Le Bon crede che sia giusta una classificazione fra “massa e folla”. La folla a cui si riferiscono i due è un tipo di massa di breve durata composta improvvisamente da individui eterogenei e uniti da interesse transitorio. La massa, invece, è qualcosa che si forma e perdura. Risulta evidente per Freud che l’”anima della massa” con cui i singoli si identificano è quella parte più elementare e passionale, più incline alle illusioni. L’indagine psicosomatica condotta sul singolo ha sempre avuto interesse sulle relazioni che l’individuo istituisce con gli altri. Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, amico, nemico, pertanto la psicologia individuale è anche psicologia sociale. La spiegazione dei fenomeni regressivi della psicologia della massa non va ricercato in qualcosa di nuovo, in una “pulsione sociale” o “gregaria” indipendente dalle pulsioni individuali. Quindi bisogna condurre la pulsione sociale alla pulsione  sessuale; inscrivere nell’ambito delle categorie libidiche che governano la psicologia dell’Io i legami di profonda dipendenza e identificazione che caratterizzano la psicologia della massa. il fatto fondamentale dal quale anche Freud parte è che, nella folla, l’attività psichica del singolo subisce una profonda modificazione. L’affettività viene esaltata; la capacità intellettuale si riduce, si omogenea agli altri. Tutto ciò è possibile tramite l’annullamento delle inibizioni pulsionali determinato dalla suggestione considerata un aspetto fondamentale della vita psichica umana. Per dare una spiegazione particolare di questo, Freud estrapola dalla Teoria dell’affettività il termine di libido, cioè l’energia delle pulsioni attinenti a tutto ciò che viene inteso come amore.  Intende Freud per amore, quello più comune fra uomo e donna, ma anche quello per sé stessi, per le cose. Nella psicoanalisi tali pulsioni amorose vengono chiamate pulsioni sessuali. Pertanto i legami emotivi costituiscono l’essenza della psiche collettiva. Qual è la potenza che tiene unita la massa? Perché il singolo si lascia suggestionare rinunciando al proprio modo di essere? A queste domande inizialmente risponde così: “la potenza che tiene insieme la massa non è che l’Eros che tiene unite tutte le cose del mondo; il singolo si lascia suggestionare perché ha bisogno di stare in armonia con gli altri, “per amor loro”. Dalla psicoanalisi si apprende che uno dei meccanismi che danno luogo ad un legame emotivo sono le identificazioni. L’identificazione è la prima manifestazione di un legame emotivo con un’altra persona. La prima identificazione che il bambino ha è quella con il padre inteso come modello mentre ha un investimento oggettuale sessuale verso la madre e in seguito la sua identificazione diventa ostile e contrasta con il desiderio di sostituirsi al padre. L’identificazione è ambivalente: tende all’espressione della tenerezza quanto al desiderio di allontanamento. L’identificazione tende a configurare il proprio Io alla stregua dell’Io assunto come modello. Nell’identificazione l’Io copia a volte la persona non amata, altre volte quella amata. C’è un caso in cui l’identificazione prescinde interamente dal rapporto oggettuale con la persona copiata: l’infezione psichica. Il meccanismo è quello dell’identificazione indotta dalla volontà di vivere la stessa situazione. Il legame tra gli individui di una falla ha la natura della precedente identificazione dovuta al legame affettivo che hanno, in comune, stabilito con il capo. Per comprendere meglio le dinamiche che si sviluppano nella folla Freud esamina l’innamoramento e l’ipnosi. Il primo non è altro che l’investimento dell’oggetto da parte delle pulsioni sessuali. Nel quadro dell’innamoramento l’oggetto viene trattato alla stregua del proprio Io e una quantità notevole di libido narcisistica straripa sull’oggetto. L’Io diventa meno esigente e si ha il suo auto-sacrificio. La coscienza morale cessa di applicarsi a tutto ciò che giova all’oggetto. Con l’innamoramento si ha un asservimento amoroso. Il passaggio dall’innamoramento all’ipnosi è breve. Gli aspetti coincidono: stessa sottomissione, stessa arrendevolezza; è indubbio che l’ipnotizzatore ha preso il posto ideale dell’Io. La relazione ipnotica è una formazione collettiva a due, l’ipnosi contiene una paralisi derivante dal rapporto tra chi è dotato di forte potere e di chi è importante. Questa analisi porta ad enunciare che: “la massa è costituita da un certo numero di individui che hanno messo un unico medesimo oggetto al posto del loro ideale dell’Io e che pertanto si sono identificati gli uni con gli altri nel loro Io”. Freud aggiunge che l’influenza suggestiva oltre che da un capo viene anche esercitata da ogni singolo su ogni altro singolo. Si avvale della tesi di Trotter sulla pulsione gregaria: esiste nella massa un istinto gregario che risulta innato. Per concludere, possiamo dire che Sighele si pone l’obiettivo di collegare l’indagine scientifica con l’intervento sociale e la ricerca con l’azione. Per questo autore lo studio della psicologia collettiva è strumentale. Il suo contributo differisce da quello di altri perché ha approfondito questa tematica non per fornire ai governanti strumenti adatti ad addomesticare le masse (vedi Le Bon), ma per cercare di comprendere cosa determina l’agire umano e, di conseguenza, giudicare con giustizia ed equità. Inoltre la sua opera ha contribuito alla diffusione in Italia della riflessione sui comportamenti collettivi. Per quel che riguarda Freud, a lui va il merito di aver cercato di comprendere la società partendo dall’ analisi del singolo individuo, sostenendo appunto che le manifestazioni sociali vanno indagate avvalendosi delle stesse acquisizioni della psicologia individuale.

Bibliografia:

  • Taine, H. (1876) Les origines de la France contemporaine
  • Sighele, S. (1891) La folla delinquente
  • Le Bon, G. (1895) La psycologie des foules
  • Freud, S. (1921) Psicologia delle masse e analisi dell’Io
  • Lombroso,C. e Laschi, R. (1890) Il delitto politico e le rivoluzioni in rapporto al diritto
  • Sighele, S. (1903) L’intelligenza della folla
  • Sighele, S. (1897) La delinquenza settaria
  • Sergi, G. (1898) Antropologia e scienze antropologiche
  • Pugliese, A. (1887) Del delitto collettivo
  • Legrand du Saulle, H. La folie héréditaire (1873)
Annunci
di Dr.ssa Delle Fave Alessandra Inviato su Articoli